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Caledoni
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I mwawCaledoni o mwbaConfederazione caledone erano un gruppo di mwbqtribù appartenente alla popolazione dei mwbgpitti, popolazione mwbwceltica dell'mwcaEtà del ferro che viveva in mwcqCaledonia, tradizionalmente delimitata a sud dai fiumi mwcgForth e mwcwClyde e corrispondente in gran parte all'odierna mwdaScozia. Non si sa con quale nome loro chiamassero se stessi. Erano costruttori di mwdqfortezze collinaricite-ref-1[1] e contadini e furono perennemente in guerra coi mwegRomani, che di fronte all'accanita resistenza di questo popolo, abbandonarono il progetto di occupare stabilmente i loro territori.

Contents

Storia
Note

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Storia

mwhaTacito parla di loro nell'mwhqmwhgAgricola e afferma che avevano capelli rossi e arti ampi e robusticite-ref-2[2]. Egli racconta anche che nell'83 o nell'84 d.C. i Caledoni furono sconfitti dalle mwiwlegioni di mwjaGneo Giulio Agricola nella mwjqbattaglia del Monte Graupio. Li guidava mwjgCalgaco. Ma visto che Tacito non utilizza per lui nessun appellativo del tipo mwjwre è probabile che i Caledoni non avessero un solo re ma più leader e che avessero scelto Calgaco per guidarli in occasione di questa battaglia. Nonostante la vittoria, i Romani non occuparono la Caledonia.

Nel 180, i Caledoni presero parte a un'invasione della mwkqprovincia romana, sfondando il mwkgVallo di Adriano e dilagando nelle terre a sud. Dopo alcuni anni, fecero la pace col mwkwgovernatore mwlaUlpio Marcello. Dopo aver rotto il trattato, nel 197 d.C. i Caledoni attaccarono la mwlqfrontiera romana insieme ai mwlgMeati e ai mwlwBriganticite-ref-3[3]. Dopo la sconfitta dell'mwnausurpatore mwnqClodio Albino, il nuovo mwnggovernatore romano della mwnwBritannia, mwoaVirio Lupo, fu costretto a comprare la pace dai Meati.

Nel 209, 210 e 211 prima mwogSettimio Severo e poi mwowCaracalla compirono azioni militari a nord del mwpaVallo di Adriano, infliggendo delle sconfitte ai Caledoni. Alcuni studiosi pensano però che mentre Severo abbia ottenuto delle vittorie militari gloriose, conclusesi con delle conquiste territoriali, Caracalla si sia limitato a condurre campagne di devastazioni e massacri. Non tutti, però, concordano con quest'ipotesicite-ref-4[4].

Nel 305, mwqgCostanzo Cloro invase di nuovo le terre settentrionali della Britannia, anche se non si sa con precisione a quale risultato portò quest'azione militare.

Usi e costumi

Secondo lo storico romano mwrgCassio Dione Cocceiano, i Caledoni abitavano regioni montuose ai cui piedi si estendevano pianure paludose, dove i villaggi non erano fortificati ed i campi non risultavano coltivati. Vivevano invece di mwrwpastorizia, caccia e la raccolta di frutti,cite-ref-5[5] senza utilizzare la pesca che in quei mari sarebbe stata una fonte inesauribile. Vivono in capanne, nudi e scalzi, possiedono in comune le loro donne. Hanno una forma di governo democratico, ma vivono di saccheggi e di conseguenza scelgono i loro uomini più arditi come governanti.cite-ref-6[6] Vanno in battaglia su carri di piccoli dimensioni, trainati da cavalli molto veloci. Esistono anche reparti di fanteria, molto rapida nella corsa. Per le armi hanno scudi ed una lancia corta, con una specie di mela in bronzo fissato all'estremità della lancia, in modo che quando si scuote prima dello scontro armato, il nemico ne viene terrorizzato, oltre ad un pugnale.cite-ref-7[7] Possono sopportare fame e freddo e ogni tipo di disagio, perché si immergono nelle paludi, dove riescono a sopravvivere per numerosi giorni solo con la testa fuori dall'acqua, trovando nelle cortecce e nelle radici degli alberi dei boschi il loro sostentamento, cosa che impedisce loro di patire la fame o la sete.cite-ref-8[8]

mwwqErodiano aggiunge che questo popolo, oltre ad abitare territori paludosi, poiché spesso inondati dal mare, è abituato a nuotare o guadare i fiumi, dal momento che sogliono andare in giro nudi, tanto che spesso i loro corpi si confondono con la natura che li circonda.cite-ref-erodiano3-14-6-9-0[9] Indossano ornamenti di ferro alla gola ed alla vita, e considerano il ferro simbolo di ricchezza, come se fosse oro. Hanno il loro corpo tatuato con disegni colorati rappresentanti molte specie di animali, per questo non indossano vestiti che ne nasconderebbero le decorazioni sui loro corpi.cite-ref-erodiano3-14-7-10-0[10] Sono estremamente selvaggi e bellicosi, seppure siano armati solo di una lancia ed uno scudo stretto, oltre ad una spada appesa con un nastro ai loro corpi nudi. Non usano elmi o corazze, considerandoli ingombri per attraversare le numerose paludi dei loro territori.cite-ref-erodiano3-14-8-11-0[11]

Non conoscendo la mwzwscrittura, i Caledoni non hanno lasciato mwaadocumenti di sé e della loro civiltàcite-ref-12[12] e quasi tutto quello che sappiamo su di loro viene tramandato dai Romani.

Secondo lo storico mwbgPeter Salway, i Caledoni erano mwbwindigeni mwcapitti misti a mwcqBritanni che erano scappati dall'occupazione romana della mwcgBritannia. A loro potrebbero essersi uniti nella lotta ai mwcwRomani anche le tribù della Scozia centrale dei mwdaVacomagi, Tezali e mwdgVeniconi ricordate da mwdwClaudio Tolomeo. Quest'unione avrebbe dato vita a quella che le mweafonti storiche chiamarono "confederazione caledone". Va fatto notare sia che si discute se i Pitti fossero o meno mweqbritanni sia sul fatto che i Romani raggiunsero un accordo con la tribù britannica dei mwegVotadini, che diedero vita a uno mwewstato cuscinetto.

Note

cite-note-11. Le fortezze collinari disseminate tra il mwggNorth York Moors National Park e le mwgwHighland scozzesi testimoniano l'emergere di un tratto culturale distintivo nella Britannia del nord a partire dalla media mwhaetà del Ferro in poi, dato che queste fortezze sono molto più piccole di quelle che si trovano nella Britannia meridionale e non esistono prove che fossero occupate o difese sistematicamente dai Caledoni.
cite-note-22. Tacito, mwiamwiqAgricola, 11.
cite-note-33. Dione Cassio, mwjqmwjgStoria romana, LXXVII, 12.
cite-note-44. Colin Martin in mwkwbritarch.ac.uk mwla mwlqArchiviatomwlg il 15 gennaio 2006 in mwlwInternet Archivemwma.; Sheppard Frere, mwmwBritannia, Routledge, mwnaLondra, 1987; Malcolm Todd, mwngRoman Britain, Fontana, Londra, 1985.
cite-note-55. mwogCassio Dione Cocceiano, mwowmwpaStoria romana, LXXVII, 12.1
cite-note-66. mwqaCassio Dione Cocceiano, mwqqmwqgStoria romana, LXXVII, 12.2
cite-note-77. mwrgCassio Dione Cocceiano, mwrwmwsaStoria romana, LXXVII, 12.3
cite-note-88. mwtaCassio Dione Cocceiano, mwtqmwtgStoria romana, LXXVII, 12.4
cite-note-erodiano3-14-6-99. mwugErodiano, mwuwStoria dell'impero dopo Marco Aurelio, III, 14.6.
cite-note-erodiano3-14-7-1010. mwvwErodiano, mwwaStoria dell'impero dopo Marco Aurelio, III, 14.7.
cite-note-erodiano3-14-8-1111. mwxaErodiano, mwxqStoria dell'impero dopo Marco Aurelio, III, 14.8.
cite-note-1212. Per la verità scarse sono anche le testimonianze della loro mwyqcultura materiale

Bibliografia

• mwzqCassio Dione Cocceiano, mwzgmwzwStoria romana, LXXVII.
• mw0qCunliffe, B, mw0gIron Age Britain, Batsford, London, 2004, ISBN 0-7134-8839-5
• Frere, S, mw1gBritannia, Routledge, London, 1987, ISBN 0-7102-1215-1
• mw2qSalway, P, mw2gRoman Britain, OUP, Oxford, 1986
• Todd, M, mw3qRoman Britain, Fontana, London, 1985. ISBN 0-00-686064-8

Voci correlate
Collegamenti esterni

• mw9g(EN) Colin Martin in britarch.ac.uk, su britarch.ac.uk. URL consultato l'11 dicembre 2005 (archiviato dall'url originale il 15 gennaio 2006).
• mw-a(EN) mw-qsu un'iscrizione da mw-gColchester del mw-w230 circa dedicata da un mw-auomo che si definisce nipote di mw-qUepogeno, [un] caledone (o suo nonno o suo zio). A proposito vedi anche mw-gbritarch.ac.uk
• mwaqa(EN) Galgaco, su rampantscotland.com.
• mwaqi(EN) Romani in Scozia, su historic-uk.com.
• mwaqq(EN) History Scotland Magazine, su historyscotland.com. URL consultato il 27 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2019).